Per una psicologia di comunità

Le politiche sociali e lo psicologo

Il graduale processo di decentramento amministrativo, cui si è assistito negli ultimi anni, la riorganizzazione del sistema dei servizi in conseguenza dell'attuazione della Legge 59/1997 e successivamente della Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali (L. 328/2000), ed ancora gli sviluppi relativi alle Modifiche al Titolo V della Parte seconda della Costituzione (introdotte nel 2001) - che hanno affidato il potere legislativo in materia alle Regioni - costituiscono la premessa normativa in base alla quale si è attuato un cambiamento sostanziale nell'ambito delle politiche sociali.
Questo nuovo modello di governance, unitamente alla necessità di integrare risorse per coprire i bisogni emergenti nella diverse comunità locali, ha prodotto un avvicinamento dei Servizi al territorio mediante il coinvolgimento delle principali istituzioni che operano al suo interno, secondo il processo di sussidiarietà verticale. Si è ampiamente consolidato e diffuso il concetto di integrazione socio sanitaria che oggi, nel quadro evolutivo del Welfare italiano ed europeo, contraddistinto proprio dalla carenza di risorse economiche a fronte di una crescente domanda/esigenza di risposte molteplici, assume il carattere di luogo di frontiera, laddove non facilmente distinguibili risultano essere i confini che lo definiscono.

Il legislatore italiano ha cercato così di promuovere, in maniera sempre più incisiva, l'integrazione tra i servizi stessi e di incentivare, allo stesso tempo, la partecipazione del Terzo Settore, che, nelle sue varie forme (cooperative sociali, associazioni di volontariato e/o di promozione sociale, fondazioni), si è trovato ad assumere sempre più un ruolo centrale. Il criterio che è divenuto prevalente è quello della promozione della salute sul territorio locale, criterio che ha richiamato la centrale responsabilità degli Enti Locali nella programmazione e coordinamento degli interventi, lasciando all'area sanitaria solo l'aspetto della cura.

La risposta normativa a questo ridefinito bisogno di salute consiste nell'emanazione di due leggi quadro, terza riforma sanitaria (D.LGS 229/1999) e legge quadro sull'assistenza (Legge 328/2000), attraverso le quali si è cercato di garantire i diritti di tutela, esigiti da questa nuova condizione di assistenza sociosanitaria.

Nel momento in cui il diritto alla tutela della salute (art. 32 Costituzione) amplia il suo ambito di operatività, indirizzandosi anche laddove il bisogno di salute si interseca con il bisogno di assistenza (art. 38 Costituzione), postulando in tal modo la logica dell'integrazione sociosanitaria, l'attenzione si sposta sulla salute del territorio, anziché sulla cura dell'utente diretto, determinando una nuova configurazione del rapporto tra sistema di servizi e territorio locale, all'interno del quale è proprio a quest'ultimo che viene restituita la potestà di promuovere e di generare salute.

Lo psicologo, in qualità di esperto di interventi volti alla promozione della salute, può ovviamente rappresentare un elemento per massimizzare e rendere ottimale l'uso e l'impatto delle già esistenti strutture e servizi e dei nuovi assetti organizzativi. In tal senso lo psicologo si configura come un facilitatore delle interconnessioni tra servizi e strutture (istituzionali ed extra istituzionali) che attraverso il perseguimento dei propri obiettivi si muovono verso la promozione della salute del territorio, e tra i servizi e strutture e il territorio stesso, come di seguito descritto.

Quali spazi allora per la nostra professione?

Il rapporto a cura del FORMEZ "Il lavoro nel settore dei servizi sociali e le professioni sociali" (febbraio 2009) rende evidenti gli ambiti di applicazione della professione psicologica nell'ambito delle comunità locali e delle politiche locali.
Dall'analisi dei documenti normativi censiti dallo studio, non si rilevano documenti riguardanti il profilo dello psicologo nel suo complesso. Nel 58% dei casi i riferimenti al profilo sono contenuti in atti che hanno natura programmatoria che intervengono sulle modalità di attuazione delle politiche di welfare o dettano indirizzi e linee guida su specifiche materie e programmi di intervento: piani sociali regionali; leggi di recepimento della L. 328/2000; leggi di riordino del sistema regionale dei servizi per le dipendenze patologiche; norme sulla tutela della salute mentale; linee guida sulla prevenzione, cura e riabilitazione delle forme di devianza sociale, tossicodipendenza e alcolismo; misure per assicurare il diritto allo studio ed interventi nel settore scolastico a favore di minori portatori di handicap; norme sui servizi di assistenza alla famiglia e di educazione alla maternità e paternità responsabili; strumenti operativi in materia d'abbandono e maltrattamento dei minori; interventi in materia di adozione internazionale.
Nel restante 42% la presenza del profilo è prevista con riferimento alla definizione di requisiti strutturali/organizzativi e standard di funzionamento di strutture/servizi.
I criteri di accesso alla professione sono indicati nel 17.8% dei casi censiti e richiedono tutti l'abilitazione all'esercizio professionale, raramente viene indicata solo la laurea.
Le funzioni della figura professionale all'interno dei servizi sono descritte nel 56% dei casi censiti e afferiscono sia all'area di contenuto professionale tecnico/specialistica che manageriale e sono strettamente connesse alle caratteristiche del servizio/struttura oggetto di disciplina.
Nel 52% dei casi il ruolo dello psicologo viene definito all'interno di servizi di welfare d'accesso, per esempio i centri di prima accoglienza, di informazione, i servi sociali all'interno delle amministrazioni comunali e delle Asl, come membro dell'equipe territoriale a cui compete: ascolto, orientamento, chiarificazione, sostegno e assistenza nel progetto di recupero; oppure, come membro dell'UVM cui compete: presa in carico, redazione di apposita cartella clinica, rilevazione di ogni elemento di carattere psicosociale e sanitario ritenuto utile per la definizione del programma di trattamento individuale.
Nel 33 % dei casi opera all'interno di strutture residenziali e semiresidenziali con funzioni di responsabilità sulla programmazione, organizzazione e sullo svolgimento di tutte le attività che si effettuano all'interno della struttura residenziale; si occupa della valutazione dei bisogni psichici ed emotivi della persona e del suo contesto per favorire il processo di comunicazione fra il paziente e gli operatori della struttura. Nelle comunità semiresidenziali e comunità residenziale educativo-psicologiche assicura una presenza programmata nella struttura, attivando, misure specifiche con le modalità indicate nel progetto educativo-psicologico.
Nel 11% dei casi, svolge il suo ruolo all'interno degli osservatori regionali e concorre all'analisi delle problematiche psicosociali e alla programmazione e progettazione di specifici interventi.
Solo nel 3% dei casi la figura viene indicata in atti che regolamentano servizi domiciliari dove svolge attività di sostegno psicologico, quando necessario, e fornisce consulenza ai singoli operatori nell'ambito dell'attuazione dei piani di intervento.

Quali sono oggi in Sicilia gli ambiti all'interno degli Enti Locali in cui la professione psicologica può trovare una sua collocazione?

- Il SERVIZIO SOCIALE PROFESSIONALE e l'UFFICIO DI PIANO

- L'UFFICIO AFFIDI DISTRETTUALE

- L'AREA DELLA PROGETTAZIONE COMUNITARIA E NON