Piano Sanitario Regionale

PIANI SANITARI IN SICILIA

Il Piano Sanitario Regionale (P.S.R.) rappresenta lo strumento programmatico e strategico degli interventi che la Regione intende attuare nell'arco di un triennio per raggiungere gli obiettivi di salute e soddisfare le specifiche esigenze della popolazione siciliana, in rapporto anche agli obiettivi del Piano Sanitario Nazionale vigente.

Con la Legge regionale 3 novembre 1993, n. 30 (Norme in tema di programmazione sanitaria e di riorganizzazione delle unità sanitarie locali) si passa dalle 61 Unità Sanitarie Locali, presenti in Regione e governate dai rispettivi Comitati di Gestione, a 9 Aziende Sanitarie Locali, su base provinciale, e a 18 Aziende Ospedaliere. L'assetto organizzativo è quello previsto dalla Riforma De Lorenzo: responsabilità di gestione al Direttore Generale, che insieme al Direttore Sanitario e al Direttore Amministrativo, governa un'azienda, articolata in 5 settori amministrativi e 6 sanitari, ognuno diretto da un capo-settore. Vengono anche individuati i criteri per la pianificazione sanitaria e le procedure di adozione del piano sanitario regionale, dal quale le singole aziende prenderanno spunto per la programmazione annuale. In realtà vengono elaborate varie Bozze, ma nessuna di esse arriverà all''approvazione.

Piano Sanitario Regionale 2000-2002: approvato in Sicilia, dalla Giunta di Governo, nella seduta del 27 aprile 2000 e pubblicato sulla G.U.R.S. n. 26 del 2.6.2000, rappresenta il primo piano sanitario approvato in Sicilia dopo circa vent'anni.

Cinque gli obiettivi previsti:

1. Promuovere comportamenti e stili di vita per la salute
2. Contrastare le principali patologie
3. Migliorare il contesto ambientale
4. Rafforzare la tutela dei soggetti deboli
5. Migliorare la sanità con riferimento ai livelli europei più avanzati

Puntualmente ripresi dal Piano Sanitario Nazionale, questi obiettivi vengono rilanciati in proiezione regionale, con una esplicitazione chiara degli obiettivi intermedi e degli indicatori quantitativi e qualitativi che ne dovranno permettere il monitoraggio. Volendo contrastare, ad esempio, le malattie cardio e cerebrovascolari , quelle infettive e quelle oncologiche, il P.S.R. ribadisce la necessità di una adeguata azione di prevenzione, il potenziamento delle strutture che permettano una diagnosi precoce (nel caso dei tumori), lo sviluppo di una rete di assistenza ambulatoriale e domiciliare, comprese le "cure palliative" al malato oncologico in fase avanzata e terminale. Oppure, parlando di tutela dei soggetti deboli (4° Obiettivo), il P.S.R. individua l'area materno-infantile come un'area elettiva di intervento e fra gli obiettivi strategici la riduzione della mortalità perinatale, la necessità di assicurare "un percorso nascita" adeguato sotto il profilo organizzativo, strutturale e tecnologico, l'impegno di potenziare i consultori familiari...

Ciò che appare debole nel P.S.R. non è l'indicazione delle mete, degli obiettivi, ma l'indicazione dei "mezzi", la definizione delle strategie, la scelta di percorsi efficaci, la priorità di allocazione e attribuzione delle risorse economiche, tecniche e umane... Questa debolezza propositiva rischia di fare del Piano un documento "di buone intenzioni", non uno strumento di programmazione unitaria e di innovazione della Sanità siciliana. A meno che - come è detto fra le righe - non si voglia agire attraverso emanazioni successive di Linee Guida, di Circolari o Decreti: vie sicuramente più facili da percorrere che però non aiutano a creare un'architettura coerente e funzionale. Il P.S.R., infatti, ha dovuto rispondere anche all'esigenza di ‘allineare' i modelli organizzativi delle aziende sanitarie locali e ospedaliere siciliane alle indicazioni del DLgs 229/99 (Riforma Ter), tenendo conto dell'assetto istituzionale del servizio sanitario regionale, con normative spesso particolari, e con le esigenza di approntare comunque dei livelli essenziali e uniformi di assistenza.


PIANO SANITARIO REGIONALE 2010-2012
: è stata diffusa ai primi di novembre la II Bozza, già presentata alla Consulta Regionale, che dovrà essere approvata dalla Giunta di Governo.

 

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